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I BIZANTINI... ASPETTI POLITICI ED ECONOMICI
 

Sotto il profilo politico, nonostante la caduta della Sicilia, la Calabria continuò ad essere ad essa assimilata sino al X secolo. Solo allora l'amministrazione bizantina inizierà a riconoscere  "ufficialmente" la sconfitta siciliana ed a varare il Tema tis Calavrìas. D'altra parte l'amministrazione del Tema di Calabria non si presentò facile per i bizantini. Le lunghe coste della regione erano quasi impossibili da controllare tutte e le incursioni saracene erano continue e devastanti. La presenza araba in Calabria, per tutto il periodo bizantino assunse probabilmente anche caratteristiche pressoché stanziali. Le milizie di ventura saracene significavano anche l'aggregazione di vere e proprie comunità legate alla loro attività. Reggio Calabria deve essere stata a lungo una città multilinguistica e multireligiosa con elementi latini, greci ed arabi e con forme di culto differenti che convivevano di fatto. Toponimi stessi come quello del paese aspromontano di Bagaladi si potrebbero far risalire a forme arabe come Baha Allah (Benedetto da Dio). Alla fìne del IX secolo Reggio, riconosciutamente capitale religiosa della Calabria, fu elevata al rango di metropoli. Tale Leone o Leonzio, è menzionato come metropolita al sinodo costantinopolitano del 879-880. L'ascesa di "prestigio" della Calabria fu, probabilmente, anche dovuta alla progressiva perdita del Tema di Sicilia, sino alla rovinosa conquista e saccheggio di Siracusa da parte degli arabi nel 878. Quando ciò era possibile, la politica bizantina faceva coincidere la capitale di un Tema ad un centro spirituale. Così Reggio divenne epicentro spirituale di gran parte della Calabria. Sue suffraganee erano le sedi episcopali di Vibo, Taureana, Locri, Rossano, Squillace, Tropea, Amantea, Crotone, Cosenza, Nicotera, Bisignano e Nicastro. Nello stesso periodo nella Calabria settentrionale sotto la metropoli di Santa Severina erano riunite le diocesi suffraganee di Umbriatico, Cerenzia, Isola Capo Rizzuto e Gallipoli. La presenza di questa diocesi pugliese, lontana via terra ma non altrettanto via mare, era dovuta probabilmente alla necessità di subordinare alla più vicina nuova diocesi una città ricostruita e ripopolata recentemente per ordine di Basilio I dopo le devastazioni arabe. Naturalmente tutta quest'attenzione da parte dell'Impero alla buona organizzazione delle diocesi di rito greco va ricondotto al secolare braccio di ferro fra Bizantini e Papato. Entrambi giocavano a mantenere la giurisdizione sulle proprie diocesi in una continua contrapposizione fra rito romano e orientale e naturalmente miravano ad acquisirne altre. A tale complessiva riorganizzazione della Calabria e della Puglia sotto Basilio I, si deve anche l'operazione di ripopolamento delle province stremate demograficamente dalle guerre con gli arabi. Ripopolamento parzialmente conseguito con immigrazioni forzate di servi orientali e nel caso della Calabria anche con congrui contingenti militari armeni. Oltre che varie tracce nell'onomastica calabrese, di questa immigrazione permane il toponimo di Rocca Armegna, in italiano Rocca degli Armeni. Il paese fondato con l'insediamento di un contingente militare armeno ebbe per alcuni secoli importanza strategica grazie all'imponente castello. Fu abbandonato dagli abitanti solo ai primi del 1900. D'altra parte, la disponibilità militare di Bisanzio verso i suoi confini occidentali fu sempre molto più debole rispetto alla maggiore attenzione dedicata ai confini asiatici e balcanici. La stessa ricca Sicilia venne persa per queste ragioni. I nemici del momento, arabi, longobardi o normanni che fossero venivano tenuti a bada più con la diplomazia e la corruzione o il versamento di tributi talvolta anche molto pesanti che con il vero e proprio ricorso alle armi. Sotto il profilo economico la coltura del gelso era senza dubbio quella più redditizia in Calabria. Si trattava di gelsi da foglia piuttosto che da frutto, "mirati" alla sericoltura. La coltivazione di questa pianta subordinata a lunghi tempi di attesa prima di essere redditizia (circa 10 anni) era soprattutto nelle mani della Chiesa e dunque dell'Imperatore poiché nel mondo bizantino produzione e smercio della seta erano rigorosamente controllati dallo Stato. La presenza documentata di migliaia di alberi produttivi ci restituisce un'immagine della Calabria bizantina come in realtà molto ricca più che depressa dalle guerre e dagli scontri continui con gli arabi come nei luoghi comuni storici. A livello commerciale il Tema bizantino di Calabria ebbe solidi rapporti con la Sicilia araba che costituiva mercato per le sue sete. Tant'è che invece del Nomisma circolava il Tarì, moneta araba battuta in Sicilia. C'è in ogni caso da notare che il Tema bizantino pagava anche agli scomodi vicini un pesantissimo tributo annuale in cambio della limitazione di razzie e scorrerie. In epoca bizantina va rintracciata la radice della tendenza allo spostamento degli insediamenti dal mare alla montagna per motivi sia difensivi sia di salubrità data la condizione di palude di buona parte delle zone costiere. Questo è rimasto sino ad ora un aspetto caratterizzante del paesaggio antropizzato in Calabria anche se proprio nel XX secolo si è assistito al processo opposto: l'abbandono dei siti interni per quelli costieri più facilmente raggiungibili. Nuovi e decisivi protagonisti sulla scena storica del Mezzogiorno bizantino sono i Normanni. Giunti inizialmente come milizie di ventura nei primi anni del sec. XI, i cavalieri del Nord intrapresero la conquista sistematica sia dei temi bizantini sia della Sicilia araba debolmente retta dai Kalbiti. Gli eventi precipitarono anche in relazione al grande scisma del 1054 che separò Roma dalla chiesa costantinopolitana. Ciò sancì il sostanziale appoggio del Papa ai Normanni contro i Bizantini. Inoltre Roma, da tre secoli, non si rassegnava alla perdita delle diocesi siciliane e calabresi poste sotto il controllo diretto di Bisanzio. 
Di queste e da sempre meditava la riconquista. Nel 1059 Roberto il Guiscardo prendeva Reggio e nel 1071 con la caduta di Bari si poteva considerare concluso il dominio politico dei bizantini sul Sud d'Italia e l'inizio della massiccia latinizzazione del culto e della lingua, specialmente in Calabria e Sicilia.


 

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