LINKS

Galleria Fotografica

UTILITA'


Notizie Ansa

Autolinee Federico

Ferrovie

Fatto Online

Sky Tg 24

Alitalia voli

 
I MONASTERI...

INDAGINE SUI LUOGHI DI CULTO BIZANTINO-NORMANNI DELLA BASSA VALLATA DELLO STILARO...
"... e quando io pregavo nel profondo del cuore, tutto ciò che mi stava intorno mi appariva sotto un aspetto stupendo, tutto sembrava dirmi che ogni cosa esiste per l'uomo, testimonia l'amore di Dio per lui, e tutte le cose pregavano e cantavano Dio e la sua gloria... dai "Racconti di un pellegrino russo". Scopo di questa indagine è una prima ricognizione volta ad individuare, attraverso l'esame delle fonti scritte, delle testimonianze archeologiche e delle indicazioni toponomastiche, gli antichi luoghi di culto presenti nella bassa vallata dello stilaro durante l'età bizantino-normanna. Mi trovo pertanto, in questa circostanza, a presentare, a nome del gruppo di studio composto dall'Ispettrice della Sovraintendenza Archeologica Dott.ssa Silvana Iannelli, dall'Ispettore onorario per i beni archeologici Sig. Danilo Franco, dall'archeologo dott. Francesco Cuteri, dall'architetto Dott. Giorgio Metastasio e dal sottoscritto, alcuni risultati delle ricerche che ciascuno di noi, in base alle proprie competenze, sta tuttora conducendo sul territorio. Situata al limite settentrionale della provincia di Reggio Calabria, a circa 150 Km. dal capoluogo, la bassa vallata dello stilaro, che ha inizio da Bivongi, si snoda verso Est per una quindicina di km. fino ad incontrare il Mar Ionio. La sua conformazione orografica, pur mostrando un rilievo che degrada lentamente man mano che ci si avvicina al mare, comincia a cambiare soltanto dopo aver superato lo stretto passaggio formato dallo sbarramento naturale del Monte Consolino (m. 701) e di Timpa Cacari (m. 406). Da qui infatti ha inizio una stretta pianura alluvionale che, circondato a ventaglio da amene colline, diventa più ampia in prossimità del mare. Siamo ormai giunti allo Ionio dove, a pochi chilometri da Monasterace Mna., il torrente Stilaro, che dà il nome all'intera vallata, termina il suo corso con un breve estuario. Il territorio, pur non essendo densamente popolato, è caratterizzato da cinque insediamenti stabili quali Monasterace M.na, Monasterace Superiore, Bivongi, Pazzano, Stilo e Camini, nonchè dagli abitanti sparsi di numerose contrade. La situazione religiosa della vallata, quale ci appare dallo studio comparativo delle fonti, risulta essere molto interessante. Il repertorio, che segue, attraverso l'esame delle chiese, delle laure, dei monasteri e dei sacelli, permetterà di avere una visione chiara dello sviluppo delle istituzioni ecclesiastiche di questo territorio in un periodo compreso fra l'XI ed il XIII secolo. A cura del prof. Fulvio Calabrese.

 

MONASTERO DEI CAVALIERI DI MALTA

Ricordato nel "bios" di S. Giovanni Theristis come punto di riferimento per localizzare l'antico borgo di Cursano, questo monastero, che esternamente aveva l'aspetto di una fortezza, sorgeva sulla collina di Monasterace Sup. ed era stato costruito per ospitare e assistere viandanti, soprattutto coloro che si recavano in pellegrinaggio al Santo sepolcro. Ancora oggi si possono vedere gli imponenti resti di quello che è comunemente chiamato "il castello", attorno al quale sorse l'abitato di Monasterace Superiore. Della primitiva costruzione del XII secolo, infatti questo luogo venne dato in baliaggio ai Cavalieri di Malta nel 1113 da Ruggero II, rimangono soltanto il ponte d'accesso in pietra e qualche tratto delle mura di cinta, in quanto tutto l'edificio subì profonde modifiche a partire dal 1464, quando i Cavalieri lasciarono Monasterace.


MONASTERO DEI SANTI APOSTOLI

Il più antico documento, che possediamo riguardo questo insediamento, risale al 1094 e ricorda la donazione fatta alla Certosa di S. Stefano del Bosco, da parte del conte Ruggero, di un luogo detto "Apostoli", insieme al monastero di S. Maria di Arsafia, al casale di Arunchi e alla chiesa di San Fantino di Grotteria. E' quindi alla fine dell'XI sec. che su questa collina, situata a circa 2 Km. a nord-est di Bivongi, si stabilisce una comunità monastica, quella appunto dei Certosini, che costruisce un convento sia per le necessità spirituali, sia per quelle più propriamente materiali dovute all'amministrazione della grangia degli Apostoli. Nel 1115 il re Ruggero dona al cenobio alcuni uomini per dissodare le terre circostanti. Risale invece al 1154 e al 1182 l'acquisto di due appezzamenti effettuato da parte dei priori dei Santi Apostoli, Umfredo e Adimaro. E' del 1176, poi, la permuta di un terreno tra il prete Costantino de Ancaburi e Pietro, preposito del monastero. Infine questo luogo risulta menzionato in due documenti, rispettivamente del 1212 e del 1224. Ancora oggi si possono ammirare gli imponenti resti del convento, in particolar modo le massicce mura di cinta del XVII sec. e i ruderi della cappella dei monaci.


MONASTERO DEI SANTI COSMA E DAMIANO

Fondato verso la fine dell'XI sec. dall'igumeno di S. Giovanni Theristis, Bartolomeo, su un terreno donato dallo stratega Turoldo, il monastero venne costituito metochio nel 1101, per volere testamentario dello stesso Bartolomeo, e affidato allo ieromonaco Marco. Da una donazione del gennaio 1154 risulta che il piccolo cenobio, del quale oggi si è persa ogni traccia, si trovava lungo il torrente "Nipitino", nella contrada omonima situata a circa 1 Km. a sud-est di Stilo.


MONASTERO DI S. BARTOLOMEO IL GIOVANE

Conosciamo l'esistenza di questo monastero grazie a due testamenti del 1197 con i quali Matteo Papathyrsos e Basilio Pyrgis lasciano parte dei loro beni proprio all'igumeno di S. Bartolomeo il Giovane. Nel 1214 il cenobio, a causa delle gravi difficoltà economiche in cui versava, venne donato come metochio al convento di S. Giovanni Theristis da Giovanni, signore di Stilo. Infine risale al 1222 la donazione di alcune terre da parte mdello ieromonaco Ilario Papathyrsos, figlio di quello stesso Matteo che aveva già fatto testamento a favore del monastero nel 1197. Con ogni probabilità il convento sorgeva in contrada S. Bartolo, zona situata a circa 4 Km. ad est del cenobio di S. Giovanni Theristis.


MONASTERO DI S. GIOVANNI THERISTIS

Di tutti i monasteri della vallata dello Stilaro, quello di S. Giovanni Theristìs è il più conosciuto e il meglio documentato, grazie soprattutto alla pubblicazione dell'archivio storico, ritrovato di recente presso la Biblioteca Vaticana da Guillou. Fondato da Gerasimos Atulinos nella seconda metà dell'XI secolo, il cenobio viene menzionato per la prima volta nel diploma di fondazione della Diocesi latina di Squillace, risalente al 1096. Godette di grande fama durante tutta l'età normanna e la sua importanza crebbe soprattutto dopo che Ruggero II guarì miracolosamente per intercessione di S. Giovanni. Del monastero antico, situato a pochi chilometri da Bivongi, rimane soltanto la chiesa (m. 29,10 x 11,20), edificata nel XII sec. per volere di Ruggero II e consacrata il 24 giugno 1122 da Papa Callisto II, come ricordano il "bios" di San Giovanni e la lapide che si trova nella basilica di S. Giovanni Theristis il Nuovo a Stilo. La struttura della chiesa è a croce greca con presbiterio tricoro e cupola impostata all'incrocio del transetto con la navata. In fondo all'edificio sacro, lungo il lato occidentale, vi è un piccolo vano quadrato che probabilmente aveva funzione di nartece. Si possono notare, qua e là, tracce di affreschi che testimoniano come l'intera basilica fosse completamente ricoperta di pitture. Metochi di S. Giovanni Theristìs erano i conventi di San Cosma e Damiano (1101), S. Nicola il Compassionevole (1154), S. Nicola al Limite (1186) e S. Bartolomeo il Giovane (1214).


MONASTERO DI S. LEONTE

Situato a circa 4 Km. a sud-ovest di Monasterace Superiore, non lontano dal punto in cui il torrente Salti si getta nello Stilaro, il monastero ebbe notevole vitalità sia in età bizantina che nel periodo normanno. Il confine del suo territorio, così come appare dal "Brevion" e da un "periorismos" più tardo, seguiva l'attuale Statale 110 in direzione Stilo fino alla contrada "Bordingiano", dove poi continuava lungo la riva sinistra dello Stilaro per oltrepassarlo in zona S. Nicola; da qui raggiungeva prima il torrente Troiano, poi il torrente Nescilacqua e quindi il Mar Ionio nei pressi dell'odierna Torre di Riace; infine costeggiava il litorale fino a giungere nuovamente in prossimità dell'attuale Statale 110. Secondo le osservazioni di Guillou, il riferimento all'inventario dei beni, che costituivano il patrimonio fondiario del convento, contenuto in un documento del 1059 riguardante la controversia tra il monaco Kosmas, igumeno di San Leonte, e lo spataro candidato Nicola per il possesso di un mulino, permette di concludere che il monastero venne costituito nella seconda metà del IX sec., poichè solo dopo il Concilio di Costantinopoli dell'861 fu obbligatorio redigere un elenco scritto dei beni affidati ad ogni nuova fondazione monastica. Risale al 1164 la vendita della sola vigna, e non della terra che era di proprietà di S. Leonte, da parte di Zoe a Giovanni da Ursini. Nel 1191 il cenobio, che, dopo la conquista normanna era stato posto sotto la giurisdizione vescovile e che nel 1184 risulta affidato al cappellano Ranaldo, venne ceduto dal re Tancredi d'Altavilla alla Certosa di S. Stefano del Bosco, in cambio del Casale del Conte, che si trovava nella Contea di Squillace. Ancora oggi si possono osservare i resti imponenti del convento certosino, risalenti al XVIII secolo.


MONASTERO DI S. MARIA DEL PRIMIKIRIOS

Ricordato nel testamento del "primikirios" della Cattedrale di Stilo, redatto nel 1040, questo monastero, di cui ignoriamo l'ubicazione, deve essere identificato con quello di S. Maria de Magistro, citato da Cunsolo ed erroneamente confuso con la primitiva fondazione di S. Giovanni Theristìs.

MONASTERO DI S. MARIA DELLA CATTOLICA

Situato sulle pendici del Monte Consolino, poco sopra l'abitato di Stilo, questo edificio, comunemente chiamato "La Cattolica", viene menzionato solamente in un atto del 1094. La citazione "per dexeteram Catholici" risulta molto importante in quanto pone fine ad una lunga controversia riguardo la destinazione di questo luogo di culto. Infatti si tratta di un monastero probabilmente dedicato all'Assunta, come prova lo stesso documento attraverso l'uso del termine "Catholicum". La piccola chiesa (m. 7,80 x 7,30 x 7), in cotto con decorazioni a rombi e a dente di sega, è a croce greca inscritta in un quadrato, secondo il tipico modello del "Pentakoubouklon" diffusosi da Costantinopoli al resto dell'impero intorno al X secolo. Su quattro colonne antiche di riporto poggiano le volte che sostengono le cinque cupole, delle quali quattro sono disposte negli angoli e la quinta, più elevata delle altre, si trova al centro della costruzione. Rimangono tracce notevoli degli affreschi, che in origine ricoprivano tutto l'interno della chiesa, eseguiti a più riprese e su più strati di intonaco fra il X ed il XV secolo.


MONASTERO DI S. MARIA DI ARSAFIA

Di particolare importanza risulta essere il "Brevion" in quanto ci permette di conoscere, anche se in forma compendiata, due atti del X sec. relativi alla concessione in enfiteusi a questo monastero di alcune terre di proprietà della metropoli di Reggio. Il primo documento è il contratto vero e proprio, stipulato intorno al 975 tra il metropolita Teofilatto e l'igumeno di S. Maria di Arsafia. Il secondo, invece, si riferisce al rinnovo della stessa enfiteusi, con relativo elenco dei beni affidati, avvenuto qualche decennio più tardi per mano del giudice Nicola di Stilo, fermo restando che, se al termine del contratto il monastero non avrà reso le terre concesse, esso perderà tutti i suoi beni, i quali passeranno alla metropoli di Reggio. Nel 1094 il conte Ruggero donò il convento di S. Maria di Arsafia, che era esente dalla giurisdizione vescovile, alla Certosa di Santo Stefano del Bosco. Si tratta, anche in questo caso, di un documento molto importante perchè è l'unico che descrive il territorio del cenobio. Sebbene molti di questi toponimi rimangono oggi sconosciuti, essenzialmente si può dire che il confine di S. Maria di Arsafia iniziava dal Mar Ionio, seguiva il Fosso Bernardo, attraversava le contrade Lesa, Rosito e Pruppà, oltrepassava il torrente Assi, saliva sulle colline di Tremazzi e Paladini e lungo la fiumarella di Guardavalle giungeva nuovamente al mare. E' del 1097 poi la concessione di circa settanta contadini per la messa a coltura delle terre del convento e del 1115 l'approvazione di alcune donazioni private. Le sentenze del 1133 e del 1144 ricordano due liti scoppiate, la prima tra i monaci di S. Maria di Arsafia e Stefano Maleinos, la seconda tra i medesimi monaci e quelli di S. Giovanni Theristis, per il possesso illegittimo, in entrambi i casi, di alcuni appezzamenti di terra. Del monastero, che si trovava in contrada Arsafia, zona situata a 2 Km. a nord di Monasterace Superiore, Cunsolo negli anni '50 rilevò alcuni ruderi, oggi non più individuabili. Metochio di S. Maria di Arsafia era il convento di S. Pantaleimon.


MONASTERO DI S. MARIA DI PELLICCIANO

Menzionato in un documento del 1222 e in una testimonianza di Cunsolo con il nome completo di "S. Maria di Picciano", il monastero doveva trovarsi, come ricorda il toponimo, non lontano dalla contrada di Pellicciano, zona situata a circa 2 Km. ad est di Stilo.


MONASTERO DI S. NICOLA

Ricordato in un documento del 1094, il monastero di S. Nicola, del quale oggi non rimane più alcuna traccia, si trovava in contrada "Acqua Calda", a circa 1 Km. e mezzo ad est di Bivongi.


MONASTERO DI S. NICOLA AL LIMITE

Donato il 7 ottobre 1186 da Boemondo di Padula al cenobio di S. Giovanni Theristis insieme al metochio di S. Giuliana, questo monastero sorgeva in contrada S. Nicola, zona situata a circa 1 Km. a sud-est di Monasterace Sup. Il convento è denominato "al limite" perchè si trovava vicino al confine che separava le terre di S. Maria di Arsafia da quelle di S. Leonte.


MONASTERO DI S. NICOLA IL COMPASSIONEVOLE

Conosciamo l'esistenza di questo monastero grazie ad un documento del 1222 nel quale il Vescovo di Squillace, Nicola, stabilisce l'arbitrarietà del titolo di igumeno rivendicato da Nettario, economo di S. Nicola il compassionevole, e riconosce la dipendenza della medesima comunità dal convento di S. Giovanni Theristìs. Si tratta di una testimonianza molto importante perchè attraverso le deposizioni dei monaci possiamo ricavare i nomi degli economi di S. Nicola il Compassionevole. Sono ricordati: Isichios Parillas e Ilarion in carica fra il 1154 ed il 1166, Nymphon e Kassianos fra il 1166 ed il 1189, Ioannikios Militanos dopo il 1189 e Nettario nel 1222. A questa lista vi è da aggiungere anche lo ieromonaco Bartolomeo menzionato in un atto del 1245. Da questa analisi emerge che il monastero esisteva già alla metà del XII secolo e che era metochio di S. Giovanni Theristis. Risulta importante poi per l'identificazione del luogo la dichiarazione rilasciata da Michail Mineris, uno dei testimoni, nella quale sostiene di aver conosciuto la situazione del monastero mentre era "praktor". E' un elemento molto importante perchè ci permette di ubicare il cenobio nelle vicinanze di Camini. Infatti esiste ancora oggi, poco distante dall'abitato, una chiesa dedicata a S. Nicola e anche la zona circostante porta il significativo nome di questo santo. Dell'edificio sacro, che sembra risalire al XVII sec. ed è formato da un'unica aula, rimangono soltanto tre alzati cioè la zona absidale con due finestre in alto, una a destra e l'altra a sinistra, e i due lati della navata, essendo andati completamente perduti la copertura, le due cappelle laterali e buona parte della facciata. Inoltre si possono notare nel catino absidale i resti dell'altare maggiore e di una fossa per sepolture comuni. L'arco trionfale sembrerebbe testimoniare un successivo allargamento della chiesa, avvenuto fra il XVII ed il XVIII secolo. Non vi sono tracce del monastero.


MONASTERO DI S. NICOLA IL GIOVANE DEI SALTI

Menzionato soltanto nell'atto di Nikolaos Ekdikos del 1235, nel quale questo proprietario terriero cede un vigneto a Nektarios igumeno di S. Nicola il Giovane dei Salti, il monastero in questione si trovava, secondo Minuto, nella contrada S. Nicola, zona situata a circa 2 Km. ad est di Stilo.


SACELLO
Sia il "Brevion" che un "periorismos" della prima età normanna, menzionano un sacello come confine tra il monastero di Santa Maria di Arsafia e quello di S. Leonte. Questa edicola, di cui non conosciamo il nome, si trovava non lontano dalla contrada Pannara, zona situata a circa 1 Km. a sud-est di Stilo.


                                                            NOTE


Abbiamo qui riportato solo quelle poche notizie relative alla ricerca su Monasteri e Chiese effettuata con tanta passione dal prof. Fulvio Calabrese allo scopo di divulgarle anche a coloro che non sono studiosi o addetti ai lavori, tanto per contribuire a una maggiore consapevolezza del patrimonio storico-culturale e religioso che appartiene a tutti noi. Infatti, scopo principale di questo sito è quello di far sapere che sono esistiti ed esistono ancora oggi frammenti e testimonianze importanti di questa nostra storia bizantina. Pertanto, suggeriamo a studiosi, ricercatori e laureandi di contattare la Diocesi di Locri-Gerace per poter ottenere una eventale copia del testo originale, con allegate le note biografiche, per motivi di studio che vanno oltre la mera divulgazione: “L’Eremo di S. Maria della Stella nell’area bizantina dello Stilaro”. Edizioni Diocesi di Locri-Gerace, Eremo-Santuario “Santa Maria della Stella”, Pazzano (RC). Atti del convegno storico 1996. Grazie a tutti coloro che hanno collaborato con l'intento di condividere e trasmettere il sapere anche a chi non vi trova facilmente accesso, senza restrizioni o limitazioni di sorta!

Bivongi, 17 luglio 2011                                       Associazione Theristis International


 

© 2010 VALLEBIZANTINA.ITValle Bizantina dello StilaroTUTTI I DIRITTI RISERVATI
 
Contatore per siti
www.comunebivongi.gov.it www.bivongi.com www.lachiesaortodossa.it www.ortodossiainitalia.it
www.ecomuseocalabria.it www.salumificiocalabria.com www.vinidocitaliani.com www.italiatouroperator.it

  Site Map