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DALL'ITALIA ALLA CALABRIA BIZANTINA
 
Alla morte di Atalarico, nipote e successore di Teodorico, nel 534 gli insanabili scontri ereditari fra i Goti diedero all'imperatore d'Oriente, Giustiniano I (527-565) l'atteso pretesto per intervenire in Italia. In generale questo faceva parte di un complessivo piano di riconquista della sezione occidentale dell'Impero considerata parte dell'eredità romana. Inoltre, senza dubbio, i bizantini trovavano nell'Italia meridionale genti di comune radice culturale, gli eredi ellenofoni della Magna Grecia. Com'è noto, l'anima latina e quella greca avevano da sempre convissuto nella storia dell'Impero Romano in quella magnifica osmosi civile che ben conosciamo. A proposito dell'identificazione culturale con l'Impero medesimo bisogna notare che i Bizantini definivano essi stessi Romioi in altre parole Romani. Lo stesso cognome Romeo tutt'oggi presente nella Calabria di radice bizantina significa, in greco, "romano". Lo scontro fra Goti e Romei durerà circa vent'anni, dal 535 al 554, stremando non solo i combattenti quanto la stessa Italia campo di battaglia ed oggetto della contesa. La "pacificazione" dell'Italia resse ben poco. Nel 568, infatti, l'invasione longobarda sconvolse gli equilibri della Penisola costringendo i Bizantini ad una coabitazione con i vari principati longobardi che si vennero a creare in vari punti d'Italia. In linea di massima per qualche tempo i longobardi si attestarono maggiormente nel nord lasciando l'area meridionale all'Impero d'Oriente. Già dal VI secolo, in ogni modo, i domini bizantini d'Italia vengono organizzati politicamente in Esarcato (in questo stesso periodo s'inizia ad utilizzare la parola exarchos con il significato di comandante militare supremo). L'Esarca d'Italia era così l'autorità suprema della Penisola. Sino alla conquista longobarda del 751, sede dell'Esarcato rimase Ravenna data la sua posizione strategica anche per il controllo dell'Adriatico. Già all'inizio del VII secolo il territorio bizantino in Italia si era ridotto alla Laguna Veneta, alla Romagna, alle Marche settentrionali, allo stretto corridoio umbro della Via Armerina al Ducato di Roma, a quello di Napoli alla costa pugliese ed a quello calabrese a sud del Crati. Sardegna e Sicilia appartenevano all'Esarcato d'Africa. Solo verso la fine del VII secolo la Sicilia stessa fu trasformata in Tema con giurisdizione anche sulla Calabria. In quello stesso periodo il nome Calavrìa fu trasferito dalla Terra Salentina all'antico Bruttium. L'odierna Calabria appunto. Nei primi decenni del IX secolo iniziò la conquista araba della Sicilia promossa dagli Aghlabiti. La conquista della Sicilia non fu contrastata decisamente poiché il potere centrale pareva più preoccupato di difendere gli stessi Balcani insidiati dall'espansione islamica (gli arabi avevano, infatti, presa Creta nel 826). La presenza araba in Sicilia favorì anche sul continente la diffusione di truppe mercenarie nordafricane al soldo degli stessi duchi bizantini. Questo comportò una convivenza non sempre facile fra le milizie saracene e le popolazioni locali. Doveva essere veramente labile, sotto tutti i punti di vista, agli occhi degli abitanti la distinzione fra l'arabo che piombava sulle coste calabresi per una scorreria e quello presente più stabilmente "per lavoro", come mercenario militare. Si tratta, comunque, del segno di una situazione forzatamente "multietnica", diremmo con parole d'oggi, ma resa ancor più precaria dai rapporti altalenanti dei bizantini con i principati longobardi (oscillanti fra atteggiamenti di vassallaggio e di rivalità con il mondo bizantino). Questi erano, infatti, presenti nello stesso Mezzogiorno ed anche alle loro dipendenze operavano spesso milizie di ventura saracene confondendo ulteriormente lo scenario.


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