24 febbraio 2019 - Memoria di San Giovanni il Mietitore di Stilo

Venticinquesimo anniversario del ristabilimento del Sacro Monastero nel territorio

di Bivongi (1994 - 2019) Gloria a Dio per tutto! (San Giovanni Crisostomo, ep. 193)

 

Nonostante le avverse condizioni metereologiche, da diverse località calabresi e siciliane, numerosi pii pellegrini ortodossi, (di nazionalità bielorussa, greca, italiana, romena, russa e ucraina) sono oggi giunti al Sacro Monastero di San Giovanni Terista, in territorio di Bivongi, per rendere gloria al Santo Mietitore nel venticinquesimo anniversario del ristabilimento del celebre cenobio. Dal 24 febbraio del 1994 è cessato, infatti, il plurisecolare abbandono del Monastero con l’arrivo di asceti, provenienti dalla Santa Montagna dell’Athos, subentrati a capre e a galline nella diroccata, ma sempre imponente, basilica bizantina.

Alla fine del secondo millennio dell’era cristiana, dolorosamente avviato dalla crescente separazione occidentale dall’Ortodossia, (con conseguente “liquidazione”, in Italia meridionale e in Sicilia, della Chiesa italo-greca e soffocamento delle radici culturali magnogreche, lo ieromonaco Filoteo Grigoriate, inviato dall’indimenticabile Egumeno Giorgio Kapsanis, ha, per la prima volta, celebrato la Divina Liturgia nella “cattolica”, cioè nell’antico katholikon del Santo Mietitore (privo di tetto e di pavimento), accompagnato da emozionati pellegrini greci giunti al seguito di P. Kosmas, divenuto monaco nella Grande Laura del Monte Athos dove, dieci secoli prima, si è addormentato, tra le braccia di Sant’Atanasio, il calabrese San Niceforo il mirovlita, proveniente dalla montuosa regione monastica del Mercurion, (sita tra la Calabria e la Basilicata). L’asceta era stato discepolo del grande Gerontas San Fantino di Taureana giunto a Tessalonica (la porta dell’Athos, protetta dal Megalomartire Demetrio), dopo avere abbandonato in lacrime la Calabria annunciando profeticamente la distruzione dei Monasteri ortodossi in Italia meridionale e in Sicilia.

In precedenza, l'arcivescovo Spyridon, il primo Metropolita Ortodosso d’Italia, ha realizzato la riapertura a Gerace del katholikon di San Giovanni Crisostomo (comunemente detto “San Giovannello”) e del primo Monastero ortodosso in Italia, rifondato dall’indimenticabile P. Kosmas, dal 1994 luminoso faro aghiorita destinato a risplendere oltre i confini italiani. Al Suo allontanamento, deciso nel 2005 dal Patriarcato di Costantinopoli, ha fatto seguito, nel 2008, quello del P. Gennadios Dionisiate, pure di nazionalità greca, successivo custode del Monastero del Santo Mietitore. Come nel primo millennio, entrambi i Padri aghioriti sono partiti in lacrime dal Monastero bivongese, in obbedienza a disposizioni ratificate dal Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli, accolto in Calabria e in Sicilia come etnarca del popolo greco durante la prima Quaresima del terzo millennio.

Nella odierna ricorrenza giubilare del Monastero bivongese, i fedeli ortodossi rendono gloria al Signore “il Solo che compie prodigi“ per l'inesauribile eredità spirituale lasciata da Padri che “con il fiume delle loro lacrime hanno reso fertile lo sterile deserto” della vallata monastica del fiume Stilaro. Deplorato da bivongesi e da pellegrini, l’iniquo allontanamento dalla palestra ascetica degli aghioriti non ha però causato né la chiusura del Monastero né l'insediamento a uniati.

I monaci ortodossi stabilitisi dopo così tristi avvenimenti hanno ripristinato l’ordinamento cenobitico, nonostante un calendario ribadisca annualmente che i monaci di San Giovanni Terista sono momentaneamente ospitati “altrove” (!) in attesa di potere finalmente rientrare nel loro cenobio.

Frattanto pellegrini ortodossi continuano a giungere anche dall’estero, (dalla Grecia alla Russia), mentre vescovi e chierici provenienti dall’Ucraina, adesso sottoposti a persecuzione, continuano a pregare nel katholikon di Santa Maria Egiziaca, (comunemente noto come grotta di “monte Stella”, in territorio di Pazzano, lungo la strada che dalla vallata monastica ortodossa giunge alla Certosa di Serra San Bruno, faro delle tradizioni ascetiche occidentali. Rivolto alla metanoia, l’itinerario che da Monasterace segue il corso dello Stilaro, costeggia Lauree, Monasteri e grotte, percorso da fedeli ortodossi e cattolici alla ricerca di Cristo.

Emulo del Precursore e Battista, il Gerontas Giovanni Theristis contina a irradiare la luce capace di disolvere le fitte tenebre intente oggi a travolgere tutta la cristianità. Nella vecchia Europa perfino nella Grecia ortodossa, il governo intende affermare nella costituzione la neutralità religiosa (?) dello Stato. Contemporaneamente il Presidente della Repubblica Ucraina sottopone a misure persecutorie chierici, monaci e fedeli della Chiesa Ortodossa Autonoma Ucraina, rei di non aderire alla cosidetta “Chiesa Autocefala Ucraina”, istituita da un “concilio di unione”, svoltosi a Kiev il 15 dicembre del 2018, con la partecipazione di due, soltanto, degli oltre 90 vescovi della Chiesa canonica Ucraina. Voluta dal governo, la nuova entità religiosa risulta costituita da una cinquantina di pseudovescovi provenienti da due gruppi scismatici, con un numero di adepti meno numeroso rispetto ai fedeli appartenenti alla Chiesa Autonoma Ucraina, canonicamente inseriti nel Patriarcato di Mosca. I fedeli della Chiesa canonica vengono pubblicamente accusati di propagare le posizioni “antiucraine” del presidente russo e del patriarca moscovita. La russofobia dell’odierno governo ucraino calpesta la libertà religiosa e i diritti fondamentali dei cittadini, come in epoca sovietica. Le frequenti notizie di misure persecutorie, autorizzate dal governo e attuate da gruppi filonazisti, a danno della Chiesa autonoma Ucraina, feriscono ovunque i fedeli ortodossi turbati dal ruolo determinante svolto dal Patriarcato di Costantinopoli nella distruzione della Chiesa Autonoma Ucraina. Al contrario, il governo sostiene la “Chiesa Autocefala Ucraina” disciplinata da un tomos (documento ufficiale) sottoscritto dal Patriarca Bartolomeo e dal Santo Sinodo Costantinopolitano, malgrado il parere contrario manifestato da altre Chiese.

Per quanto concerne il tomos della “autocefalia ucraina”, non pochi ortodossi constatano in Italia, con rammarico, la sottoscrizione del Metropolita greco di Italia. Il prelato risulta autore, nel decennio trascorso, dell’allontanamento di entrambi gli aghioriti dal Monastero del Terista e della chiusura dell’unico Monastero ortodosso sito in Sicilia (il cenobio bizantino dell’Annunciazione a Mandanici, in provincia di Messina). Oggi la presenza monastica costantinopolitana in Calabria è ridotta alla Egumena Stefania, donata al Monastero dei Santi Elia e Filarete di Seminara, dal Metropolita Amfilochio di Montenegro, infaticabile pastore e sostenitore delle tradizioni ortodosse in tutto il mondo.

Nonostante le dichiarazioni costantinopolitane di accordare l’autocefalia “al popolo ucraino” per curare, finalmente, le ferite causate da scismi, non risolti dal Patriarcato di Mosca, le divisioni si consolidano fino al punto di porre in evidente pericolo l’unità della Chiesa Ortodossa.

La drammatica situazione non appare riducibile a contrasti egemonici tra Chiese, fagogitate da rigurgiti nazionalistici (nonostante la condanna nel XIX secolo dell’etnofiletismo).

Per la pace in Ucraina, il p. Iustin, egumeno del millenario cenobio del Santo Mietitore ha oggi concelebrato la Divina Liturgia con altri chierici dei patriarcati di Russia e di Romania.

I pellegrini hanno anche pregato per il riposo eterno dei monaci Gerasimo, Bartolomeo e Pancrazio (gli antichi fondatori del Monastero bivongese), per l'indimenticabile P. Kosmas e per quanti si sono avviati, in ogni tempo, al seguito del figlio prodigo dell’odierna pericope evangelica, alla metanoia annunciata dalle palestre ascetiche santificate da San Giovanni il Mietitore e dagli altri “calogeri” glorificati dal Signore.  

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