Autocefalia di Ucraina: terapia di un problema spirituale oppure ulteriore apertura di una ferita?

 

Come se non fosse sufficiente la grande ferita aperta dal “Sinodo” di Creta (2016), con la legalizzazione (invece di condanna) del Patriarcato Ecumenico (e devastanti conseguenze per l’intera unità della Chiesa con la nota creazione di nuovi scismi e divisioni, è giunto, due anni dopo, come un fulmine a ciel sereno, un nuovo e grande problema di dimensioni panortodosse, ossia il conferimento dell’autocefalia all’Ucraina, che determina un nuovo grande scisma, con conseguenze incalcolabili per l’unità panortodossa.

 

Gli sviluppi crescono in modo esponenziale, mentre lo scisma si ingrandisce continuamente, anziché essere curato. L’irregolare separazione ecclesiastica della Chiesa di Ucraina dal Patriarcato di Russia, alla quale risulta ecclesiasticamente unita da secoli, effettuata mediante azioni unilaterali del Patriarcato Ecumenico, risulta già perentoriamente rifiutata da molte Chiese Locali (i Patriarcati di Mosca, Antiochia, Serbia e la Chiesa di Polonia) indisposte a riconoscere questo “colpo di stato” ecclesiastico mentre le altre Chiese autocefale appaiono caute e indecise.

Il fatto che nessuna Chiesa Locale abbia risposto a sollecitazioni ad inviare una delegazione in Ucraina all’intronizzazione del nuovo “Primate” Epifanio, dice molto e mostra in pratica che (almeno per ora) nessuna Chiesa accetta di riconoscere il nuovo “Primate”. Anche il Monte Athos a maggioranza schiacciante (quindici su venti Monasteri) ha rifiutato di inviare una delegazione all’intronizzazione.

 

La Chiesa Ortodossa ucraina canonica sotto il Metropolita Onofrio, la quale, mi sia permesso di rilevare, rappresenta l’80% del popolo fedele di Ucraina con 90 vescovi canonici, 12.500 parrocchie, 5.000 monaci e milioni di fedeli, ha rifiutato di partecipare al presunto “sinodo di unione” tenuto lo scorso dicembre (15.12.2018), per l’elezione del Primate.

 

Nel frattempo la persecuzione scatenata dallo Stato contro la Chiesa canonica attraverso violenti depredazioni di chiese, monasteri ecc, è senza precedenti e tende ad evolversi in guerra civile. Ma i credenti della Chiesa canonica, nonostante tutte le pressioni e la violenza usata contro di loro, rimangono irremovibili e continuano a lottare con forza per garantire le loro legittime richieste.

 

Recentemente abbiamo fatto caso ad un articolo riguardo alla questione ucraina, del Metropolita Andrea di Arkalochori (Creta) anche professore all’università di Tessalonica, pubblicato dal sito “Romfea” con il titolo “Autocefalia dell’Ucraina: terapia di un problema spirituale”. Abbiamo studiato attentamente l’articolo e abbiamo scoperto che viene travisato l’evento, per ovvie ragioni.

 

Lo sforzo dell’autore tende, in termini evidenti, non soltanto ad occultate ma anche a giustificare l’intervento effettuato nella fattispecie dal Patriarcato Ecumenico, sia attraverso semplificazioni su tutta la questione ecclesiastica, sia tacendo su aspetti essenziali.

In sostanza, l’autore ribadisce continuamente la necessità della presunta “terapia” del problema ucraino. Probabilmente oscurando i fatti.

Ovviamente, al fine di predisporre i lettori alle sue posizioni sostiene che quanto scrive è in accordo con il pensiero dei Santi Padri. A tale fine cita una frase del recentemente canonizzato, il confessore dell’Ortodossia Justin Popovic: “La personalità umana, in tutte le fasi del peccato, è nella sua base teocentrica e cristocentrica e il senso e la sua pienezza sta nell’unione con il Dio-uomo e Salvatore Gesù Cristo”.

 

Tutto quello che qui dice il santo, che rispettiamo e onoriamo in modo particolare, è corretto e meritevole di attenzione in quanto é maestro e nostra guida alla lotta antiecumenistica, nella quale ha consumato la sua vita. Tuttavia l’autore non ci dice cosa avrebbe detto il santo se oggi fosse ancora in vita, riguardo all’intera questione dello scisma ucraino.

Sarebbe eventualmente d’accordo a concedere l’autocefalia mentre allo stesso momento la stragrande maggioranza del clero e della gente non ha manifestato di desiderarla? Sarebbe d’accordo che fosse concessa secondo la procedura seguita?

 

Avrebbe insistito per l’abolizione dell’ordine canonico della Chiesa Ortodossa, a favore di irriducibili scismatici, i quali hanno causato danni incalcolabili alla Chiesa Locale?

 

Avrebbe ignorato il fatto che in questo caso non sussiste il cosiddetto “ékkliton” [appello, ntd] ad altro Sinodo Patriarcale ma solo ad un Concilio Ecumenico e che quindi la concessione di autocefalia risulta un’ intromissione nel territorio canonico della Chiesa russa?

 

Che sin dal 17° secolo in poi tutti i “Sintagmàtia” (cataloghi ecclesiastici ufficiali), nei quali si elencano le giurisdizioni canoniche dei troni), non menzionano l’Ucraina tra le province ecclesiastiche sottostanti al Patriarcato Ecumenico? Che tutti i Patriarcati e le Chiese autocefale locali considerano come Sua Beatitudine Onofrio come unico Metropolita canonico di Kiev, primate della Chiesa autonoma ucraina rientrante nel Patriarcato russo? Noi non la pensiamo così.


Certamente è vero che “la personalità umana, in tutte le fasi del peccato, è nella sua base teocentrica e cristocentrica…”.

 

Siamo sicuri che se il santo fosse vivo oggi, avrebbe rivolto queste parole agli scismatici impenitenti, che non hanno accettato la decisione della Chiesa russa. Peggio: essendo deposti e scomunicati hanno continuato per quasi tre decenni ad agire in modo arbitrario, “ordinando” “vescovi” e “chierici”. Come è noto, l’ordinazione di molti dei leader dello scisma del 1991 era inesistente (come nel caso di Macarius Maletić), come anche i “vescovi” e i “sacerdoti” del suo gruppo scismatico. Eppure tutti loro risultano ora riconosciuti chierici regolari dal Patriarcato di Costantinopoli, con burocratica decisione patriarcale, senza ricorrere ad ordinazioni regolari!

 

Quindi il Metropolita cretese prosegue così: “A volte la tentazione di vanità e l’ambizione collettiva o personale, a volte la certezza di un’autosufficienza spirituale e completezza e talvolta la concomitanza con i governanti e i poteri di questo mondo dispongono la Chiesa e i vescovi ad intenzionalità e obbiettivi politici. Ne risulta che i vescovi con i quali hanno concelebrato e firmato dichiarazioni comuni sulla necessità dell’autocefalia ucraina debbano essere deposti, mentre la scomunica ecclesiastica colpisca le loro infrazioni canoniche ricordate a tal proposito”.

Sfortunatamente il Metropolita professore di teologia a Tessalonica non parla chiaramente e non spiega a chi si riferisce. È ovvio, tuttavia, chi ha “la tentazione della vanità e dell’ambizione collettiva o individuale” al fine di creare lo scisma in Ucraina.

Si tratta dello scismatico Filarete che ha alzato la bandiera dell’“autocefalia”, quando non è riuscito a diventare Patriarca di Mosca! Così anche l’altro scismatico Macarij, che ha creato la propria “Chiesa” per diventare “primate” della “nuova Chiesa ucraina”, ordinato da un diacono deposto e da un’autoordinato pseudopatriarca!

 

Il professore Nanakis  sostiene che “la concomitanza con i governanti e i poteri di questo mondo dispongono la Chiesa e i vescovi a intenzionalità e obiettivi politici”, suggerendo piuttosto che i vescovi della Chiesa ortodossa canonica s’incamminarono insieme al governo russo. Ma passa sotto silenzio il fatto che anche il Patriarcato ecumenico, purtroppo, si è unito con “i governanti e i poteri di questo mondo”.

Sono ormai noti a tutti gli interventi degli occidentali a legittimare gli scismatici e i deposti di Kiev al fine di accordare la famigerata autocefalia alla “nuova Chiesa”. E tutti sanno che il Patriarcato Ecumenico è stato usato come strumento per promuovere gli interessi geopolitici e intenzionalità occidentali (Stati Uniti, Unione Europea, NATO), come abbiamo dimostrato nel nostro articolo precedente (vedasi “Appello al Santo Sinodo della Chiesa di Grecia sulla questione ucraina”, 21.01.2019).

 

Tutti sanno che l’autocefalia è stata data per distaccare anche ecclesiasticamente l’Ucraina dallo spazio d’influenza russa al fine di contrastare qualunque tentativo volto a creare una grande confederazione di paesi Ortodossi in Europa orientale, con forza dominante russa.
Il metropolita Ilarion di Volokolamsk (Patriarcato di Russia) ha rivelato in proposito: “La legalizzazione delle organizzazioni scismatiche ucraine non canoniche è stata realizzata in fretta, per ragioni politiche che le autorità ucraine non nascondono. Stiamo già vedendo i primi frutti amari di questa politicizzazione della vita ecclesiastica” (dal blog Romfaia).

 

Quest’importante aspetto della questione ucraina è stato omesso, per ragioni evidenti dall’autore che più avanti scrive: “Magari nei casi suddetti potessimo confessare in modo purificante, nel nostro essere interiore, la verità e la prova tentazionale di questa psicopatica (pathos di psiche) della situazione ecclesiastica che interrompe l’unità e la pace della Chiesa, causando spaccatura nella tunica senza cuciture di nostro Signore... L’unità e la pace nella testimonianza ecclesiastica e patristica che dura nel tempo, presuppone il teocentrismo e il cristocentrismo.


Il frutto di questo stato spirituale è il perdono che determina la pace ecclesiastica”. Anche in questo caso non prelato del Patriarcato di Costantinopoli, nonché professore di teologia, non dice chiaramente chi sono i responsabili dell’interruzione dell’unità e della pace nella Chiesa portando allo smembramento della tunica senza cuciture di Cristo.


Si tratta forse del Metropolita Onofrio di Kiev, della sua gerarchia e del popolo fedele alla Chiesa canonica? Certo che no! La tunica senza cuciture di Cristo è stata strappata dagli scismatici, (Filaret e Makarij) e ora viene strappata ancora di più da quanti hanno voluto attribuire canonicità a quelli che erano nella anticanonicità!


Certamente, “l’unità e la pace... presuppone il teocentrismo e il cristocentrismo”. E certamente il frutto di questo stato spirituale è il perdono. Ma il presupposto fondamentale del perdono è il pentimento. Sfortunatamente, non abbiamo incontrato da nessuna parte alcuna traccia di pentimento da parte degli scismatici ecclesiastici “ribelli”.


Non si sono mai pentiti per il danno incalcolabile arrecato alla Chiesa sofferente di Ucraina e non si sono mai sottomessi alla giusta decisione della loro deposizione dalla Chiesa russa.
Ricordiamo a questo punto (perché di grande importanza) che questa giusta decisione è stata convalidata da una lettera ufficiale del Patriarca Bartolomeo (Lettera Patriarcale n. 1203/29.08.1999 al Patriarca Alessio II di Mosca).


Più avanti il Metropolita cretese aggiunge: “Il Patriarca Ecumenico Bartolomeo su questa base filocalica, (che il peccato non abolisce il teocentricismo e il cristocentrismo della persona umana), con coscienza e spirito di discernimento spirituale, da cui derivano pazienza, silenzio, attesa ma anche perdono, per circa trent’anni, dal 1991, (anno dell’indipendenza ucraina) fino al 2018, ha affidato al Patriarcato di Mosca la questione ecclesiastica dello Stato indipendente ucraino.


Si aspettava che la Chiesa di Russia potesse portare pace e unità alla Chiesa ortodossa dell’Ucraina”. Chi sono loro, quelli che hanno deciso l’autocefalia ucraina nel 1991?
Si tratta di un piccolo gruppo di scismatici, mentre la stragrande maggioranza del clero e del popolo fedele dell’Ucraina non lo desiderava. E continua a non desiderarla fino ad oggi, dopo 30 anni!


Inoltre, cosa potrebbe fare la Chiesa di Russia dal momento in cui gli scismatici di Kiev non hanno mostrato il minimo pentimento e umiltà? C’è altro modo per ristabilire la “pace e l’unità” diverso dalla via del pentimento? Certo che no.

 

E il risultato di questa scelta non tardò a manifestarsi. La Chiesa canonica dell’Ucraina è attualmente perseguitata dal governo di Poroshenko, con una feroce persecuzione senza precedenti, mentre il popolo dei fedeli è stato coinvolto in un vortice di guerra civile, spinta fino a diventare sanguinosa! Ecco qual è la “pace” e l“unità” portata in Ucraina.


Il metropolita Ilarion di Volokolamsk ha osservato molto giustamente: “Non possiamo tradire i nostri fratelli in Ucraina, chiamando bianco ciò che è nero e viceversa, e accettare gli scismatici senza penitenza, cosa che va in contrasto con la Sacra Tradizione, l’Ordine Canonico e la volontà della Chiesa Ortodossa autogovernata dell’Ucraina” (dal blog Romfeia).


Quindi l’autore conclude, dicendo che il Patriarca Ecumenico Bartolomeo: “... ha ascoltato e accolto i continui e costanti appelli dei maggiori rappresentanti istituzionali del popolo ucraino e mediante làappello (ékkliton), insieme con il Santo Sinodo Patriarcale di Costantinopoli, ha perdonato e ristabilito Filaret e Macarij e insieme a loro il clero e i laici”.


Chi ha ascoltato il Patriarca Ecumenico? Il presidente uniate sig. Poroshenko, il suo governo e gli scismatici. Ha forse ascoltato il metropolita canonico Onofrio di Kiev e il suo Sinodo?

L’unica cosa che ha fatto gli ha inviato un “ultimatum” per invitarlo a partecipare all’elezione del “Primate” della “nuova Chiesa”!

Ha forse discusso con il Patriarcato di Russia, sotto la cui giurisdizione si trova la Chiesa dell’Ucraina negli ultimi quattro secoli? Si è solamente limitato ad inviare un “ultimatum” anche al Patriarca russo, invitandolo a riconoscere la “nuova Chiesa”!


In chiusura, esprimiamo per l’ennesima volta la nostra profonda preoccupazione e il nostro rammarico per i tragici sviluppi nell’Ucraina sofferente.
Da quanto esposto sopra appare evidente che il riferimento dell’autore al nuovo santo San Giustino Popovic e la correlazione dei suoi discorsi divinamente illuminati con il trattamento della questione ucraina da parte del Patriarca Ecumenico è stato infelice.

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