17 MARZO 2019

 

LE SFIDE NELL'ODIERNA DOMENICA DELL’ORTODOSSIA

 SCISMA E NEOUNIATISMO DALL’UCRAINA ALLA CALABRIA

 

Mentre una Diocesi di obbedienza costantinopolitana ha ufficialmente annunciato la un’imminente Concelebrazione episcopale nella Domenica dell’Ortodossia, (alla presenza del Monarca locale), cresce il dolore per la diffusione del pericolo di scismi panortodossi anche tra il clero e il gregge disperso in Europa Occidentale. Innanzi alle modalità escogitate dal Fanar per conferire l’autocefalia al “popolo ucraino” (inclusivo, quindi, di uniati, filonazisti e atei, solidali nel tenace sostegno della iniziativa), nonostante la contrarietà manifestata dalla Chiesa Ortodossa locale, (canonicamente autonoma nell’ambito del Patriarcato di Mosca e di tutte le Russie), il gregge ortodosso soffre particolarmente oggi nel constatare:

1) la ribadita indisponibilità del Patriarca di Costantinopoli a convocare unAssemblea dei Primati della Chiese Autocefale (anche se, nella fattispecie, autorevoli denunzie episcopali, dovute alla eccezionale gravità della situazione imporrebbe la convocazione ad un Concilio Generale di tutti i Vescovi canonicamente legittimati, in quanto preposti a Chiese effettivamente sussistenti, (costituite cioè da clero e da fedeli), superiore a qualsiasi pur prestigiosa Conferenza di autorevoli Primati !);

2) l’imminente incremento di misure persecutorie a carico della Chiesa Autonoma Ucraina, che sta per essere illegittimamente privata della propria identità dal legislatore locale intento ad “annullarla” mediante la coatta adesione all’omonima entità  scismatica, costituita il 15 dicembre scorso a Kiev e, di seguito, dichiarata “autocefala” da Costantinopoli il 6 gennaio di quest’anno.

Mentre alcune Chiese Autocefale hanno già reso pubblici i fondati motivi che le inducono a non riconoscere la soluzione “fanariota” degli scismi sussistenti in Ucraina (e di confermare indiscutibile sostegno alla discriminata Chiesa Autonoma Ucraina), altre continuano a subire pressioni politiche di sostegno all’”autocefalia ucraina” proclamata dal Patriarcato di Costantinopoli in forza di “esclusive prerogative primaziali del Vescovo della Nuova Roma”, incrementate e ribadite in questi ultimi anni, mediante fragili argomentazioni, canonicamente eccepibili, in genere estrapolate dagli originari contesti storico-giuridici che ne faciliterebbero interpetrazioni meno arbitrarie, quando non del tutto infondate.

La mortale “terapia” inflitta da Costantinopoli al fine di risanare gli scismi ucraini infetta ormai in modo devastante tutta la Chiesa Ortodossa sconvolta, oggi, non dalla polemica iconoclasta ma dalla pretesa costantinopolitana ad esercitare sulle altre Chiese Autocefale imprevedibili e incontestabili “prerogative romane”.

Mentre in ambito ortodosso non determina unanimi consensi, l’esercizio fanariota del ruolo di “Chiesa Madre” suscita inattesi assenzi in ambito greco-cattolico (uniate). L’apologia delle tesi costantinopolitane trova infatti riscontro in prospettive enunciate dal Primate uniate ucraino. Nel rivendicare il diritto di celebrare nella cattedrale ortodossa di Santa Sofia a Kiev, la città battesimale del Santo principe Vladimiro, condiviso da ortodossi e uniati, il Primate greco-cattolico prefigure il raggiungimento dell’unione in Ucraina di cattolici e ortodossi mediante condivisa comunione con il Papa di Roma e con il Patriarca di Costantinopoli. 

Imposto da monarchi cattolici ai rispettivi sudditi ortodossi, l’uniatismo tradizionale, (da Brest Litovsk adAlba Iulia), è stato concordemente dichiarato (nel dialogo ufficiale cattolico-ortodosso) ostativo alla soluzione dello scisma che da un millennio separa i cattoliciromani dalla Chiesa Ortodossa.

Le affermazioni del Primate greco-cattolico ucraino non costituiscono, peraltro, una novità riscontrabile solo nella martoriata Ucraina. La recente attenzione uniate al ruolo costantinopolitano di “Chiesa Madre appare individuabile anche in comunità italoalbanesi del sud Italia. Mentre si prospetta l’affidamento “ecumenico” a monaci ortodossi (?) del millenario Monastero greco-calabro di Santa Maria di Grottaferrata, alle porte di Roma,  l’”eparchia” (diocesi greco-cattolica) di Lungro nel celebrare il centenario della sua istituzione si prepara a ricevere in settembre la visita del Patriarca Ecumenico, non effettuata da Bartolomeo di Costantinopoli durante il pellegrinaggio, effettuato nel 2001, ai Monasteri Ortodossi di Calabria e di Sicilia.

In preparazione allo storico evento alcuni uniati vorrebbero “donare” un Monastero greco-calabrese (il Patirion di Rossano ?) al Primate che nel 2001 ha posto la prima pietra del Monastero dei Santi Elia e Filarete a Seminara, noto grazie all’incessante dedizione dell’Egumena, donata alla Calabria dal Metropolita Amfilochije, Primate della Chiesa Ortodossa oggi discriminata in Montenegro dal locale governo ateo sostenitore, (come in Ucraina), degli scismatici opposto alla locale Chiesa canonica, (unita al Patriarcato di Serbia).

Inserita nel centenario della diocesi greco-cattolica di Lungro, la nuova visita in Calabria del Patriarca Bartolomeo sopravviene, dunque, in periodo di profonda crisi di rapporti interortodossi. Di conseguenza anche in Calabria Monasteri e Parrocchie nel celebrare il “Trionfo dell’Ortodossia” supplicano i Teofori Padri, Vescovi di Sicilia e di Calabria, confessori della retta fede nel Secondo Concilio Ecumenico Niceno, di guidare lodierno episcopato ortodosso verso un Concilio Generale volto a ristabilire la pace ecclesiastica mediante l’abrogazione di provvedimenti che risultano, con sempre maggiore evidenza, corrosivi dell’unità panortodossa.

 

Nelle foto, l'imponente katholikon del Sacro Monastero di San Giovanni Theristis a Bivongi (RC)

 

Stilo, 18 marzo 2019

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