Intervista con il patriarca Bartolomeo di Costantinopoli pubblicata dal quotidiano belgradese "Politika" il 21 febbraio 2019 con il titolo: "Nisam istocni papa" (Non sono il papa d'Oriente). Segue la traduzione italiana della parte dell'intervista relativa al problema ecclesiastico ucraino che da mesi agita tutta la Chiesa Ortodossa.

 

In base agli odierni eventi ha pensato quanto l’elargizione dell’autocefalia alla Chiesa ucraina possa incidere sulle sofferenze dei fedeli in quel paese e che con questo evento l’ortodossia abbia perso più fedeli rispetto a quanti si sono aggiunti al Patriarcato ecumenico?

 

Se guardiamo nel passato lontano, possiamo constatare che c’erano forti e sincronizati tentativi per l’indipendenza del popolo, clero, monachesimo e gerarchia locale dal Patriarcato di Mosca. Queste tendenze sono iniziate già nel 1325, nel periodo quando la sede della metropolia di Kiev fu trasferita a Mosca, fatto storico innegabile. Seguirono tanti tentativi per il ricevimento dell’autocefalia giunti, infine, a portare frutto. Crediamo che Dio stabilisce ogni cosa a suo tempo. Così anche per l’Ucraina è venuta l’ora di Dio.

Riguardo alla domanda se l’autocefalia data, contribuirà infine all’unità, siamo convinti che il provvedimento ne costituisca la condizione necessaria. Fino ieri la maggior parte del popolo ucraino era fuori la Chiesa, questo a noi faceva male. Pertanto, in passato, abbiamo compiuto tantissime fatiche per la guarigione di questa situazione.

Per esempio, con nostra iniziativa abbiamo creato una commissione mista di gerarchi del Patriarcato ecumenico e del Patriarcato di Mosca, per trovare la soluzione. Alla fine, questa commissione non ha mai iniziato i suoi lavori, di questo è stato responsabile il Patriarcato di Mosca, così che il problema cresceva.

 

Lei ha preso in considerazione che il tessuto dell’Europa orientale è spiritualmente ferito dopo lera comunista e che le Sue azioni sono in accordo con le idee imperialistiche americane? Si parla che Lei ha promesso, qualche anno fa, davanti a tutti i primati delle Chiese ortodosse, di non entrare nei problemi dell’Ucraina, perché la questione era interna alla Chiesa russa.

 

Certamente, nel conferimento dell’autocefalia all’Ucraina non c’è nessuna imposizione da poteri mondani o una manifestazione di ambizione o, peggio, di “forte violazione del diritto canonico”, come Lei ha detto nella Sua domanda. L’Ucraina ha ricevuto la sua autocefalia. Al Patriarcato e al Patriarca ecumenico non è stato aggiunto niente.

Non esisteva nessun motivo d’avidità o qualche interesse nascosto. Noi semplicemente abbiamo fatto il nostro dovere. La grazia divina ci ha fatti degni di compiere un servizio, in quanto primo nell’Ortodossia, atteso da quasi trent'anni. D’ora in poi, non aspettiamo niente umano o mondiale. Quotidianamente invoco la grazia e la misericordia di Dio nella nostra vita e nella vita della nostra Chiesa. Perciò, non è giusto quello che si scrive o quello che si dice sulle ambizioni o pressioni di altri poteri. Certamente non c’erano pressioni esercitate da paesi concreti a sostegno dell’autocefalia d’Ucraina.

Ho il dovere, peraltro, di accennare che un certo numero di Capi di Stato si sono congratulati con il Patriarcato ecumenico per questa decisione. Alcuni mediante lettere, altri con dichiarazioni pubbliche. Quando un paese elogia qualche decisione del Patriarcato ecumenico, non significa che quel paese abbia influenzato questa decisione.

La nostra Chiesa funziona liberamente, libera da influenze esterne e da pressioni mondiali.

Per quanto riguarda alcune nostre dichiarazioni precedenti a proposito di non intervenire in Ucraina, è vero che alla base delle circostanze e dei fatti di allora abbiamo fatto questa affermazione. Tuttavia, la situazione é cambiata. Inoltre Mosca in trent’anni non è riuscita a fare niente altro che aumentare la divisione del popolo ucraino. Nuove circostanze sono poi state determinate in Ucraina dall’occupazione della Crimea nel 2014. Nello stesso tempo abbiamo le dichiarazioni sull’autocefalia del parlamento ucraino, come anche la richiesta da parte del governo ucraino di indipendenza ecclesiastica. La cosa più importante è quella che c’erano le istanze dei metropoliti Filarete e Macario ad esaminare i loro casi.

 

Resta una domanda in questa confusione ucraina: il Tomos di autocefalia che avete accordato allUcraina può sostituire i 300 anni di cura pastorale esercitata dal Patriarcato di Mosca in quel paese?

 

I documenti sono più che chiari, anche le epistole inviate a Mosca nel 1686 dal Patriarca ecumenico Dionigi non possono essere più chiare. Queste epistole non soltanto non affidano la metropolia di Kiev al Patriarcato di Mosca, ma pongono come precondizione di base che ogni metropolita di Kiev deve continuare di commemorare canonicamente il patriarca di Costantinopoli. Qualsiasi persona che ha la conoscenza elementare del diritto canonico capirà che non era possibile affidare la metropolia di Kiev al Patriarcato di Mosca, e che il metropolita di Kiev doveva continuare a menzionare il patriarca di Costantinopoli. Purtroppo, il Patriarcato di Mosca unilateralmente ha abolito questo accordo. Ha smesso di menzionare il Patriarca di Costantinopoli, perché sapeva che questo è il segno visibile della relazione della giurisdizione canonica che lega Kiev a Costantinopoli. Si conosce anche il fatto che anche prima delle epistole del patriarca Dionigi i nostri fratelli russi provavano di ordinare i metropoliti di Kiev, ma ogni volta trovavano le reazioni del clero e del popolo della Piccola Russia, contrari ad essere sottomessi a Mosca.

 

Il Patriarcato di Costantinopoli ha diritto o privilegio di intervenire di sua iniziativa dove vuole, nei territori delle altre Chiese? Perché, in questo caso, l’autocefalia non è stata accordata dopo accordo con le altre Chiese ortodosse?

 

Noi abbiamo dato il permesso al patriarca di Mosca di ordinare il metropolita di Kiev, ma con precondizioni concrete, che la parte russa non ha rispettato. Il Patriarcato ecumenico non ha mai effettuato nella sua storia irruzioni o interventi fuori dei suoi confini canonici. Non abbiamo tendenze espansionistiche. Per quanto riguarda il conferimento dell’autocefalia, l’accordo delle altre Chiese ortodosse non è stato richiesto, perché non rientra nella tradizione nella nostra Chiesa. Tutti i Tomi di autocefalia i quali risultano accordati alle nuove Chiese autocefale (di Russia, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia, Atene, Varsavia, Tirana e Prešov) sono stati promulgati dal Patriarcato ecumenico, e prima di questo non precedeva nessun accordo e a livello panortodosso.

Lei conosce che l’Assemblea dei vescovi della Chiesa ortodossa serba ha dichiarato che non entrerà in comunione con Filarete Denisenko e con Macario Maletich.

Dopo la concessione dell’autocefalia ancora non si vede che i due gruppi scismatici in Ucraina si siano uniti, mentre rimangono ancora in contrasto. Filarete ha mantenuto il titolo di patriarca?

 

Non esistono più scismatici in Ucraina, perché la Chiesa li ha reintegrati. Noi consideriamo grande benedizione dello Spirito Santo che tanti milioni di persone sono di nuovo entrati nella Chiesa canonica. Per quanto riguarda Filarete, la Chiesa lo riconosce come ex metropolita di Kiev. Negli affari interni della Chiesa ucraina adesso non vogliamo entrare, se non ci sarà richiesto. Dunque, per noi esiste l’ex metropolita Filarete. Il patriarca di Kiev non esiste, e non esisteva mai. La mia opinione è che non dobbiamo guardare questo problema attraverso le persone. Filarete non è l’intera Ucraina.

 

Molti ritengono che il testo del Tomos di autocefalia della Chiesa ucraina non sia accettabile a causa delle idee teologiche e delle frasi, soprattutto quella che dice che proprio Lei è il capo di quella Chiesa? In qualche modo si crea l’opinione pubblica che Lei è contro gli slavi. D’altronde è vero che Lei ha detto che “i nostri fratelli slavi non accettano la precedenza della nostra Chiesa” che cosa ha inteso dire?

 

Nel pensiero della Chiesa ortodossa non esiste “il papa orientale”, e certamente neanche nel nostro pensiero e nel nostro umile servizio. Ogni patriarca ecumenico fa servizio, non in modo unilaterale e autocratico, ma collaborando e decidendo insieme con il Santo Sinodo. Io voglio bene ai popoli slavi e rispetto la loro devozione e la loro fede.

Il fatto è che alcuni di loro non accettano la precedenza della Chiesa madre. Ma questa negazione non influisce sul nostro amore verso loro. Noi gli vogliamo bene e continueremo a volerli bene.

 

La Chiesa ortodossa serba presenta oggi confini tra tanti stati rientranti nel territorio della sua giurisdizione canonica (Montenegro, Macedonia del Nord, si scrive adesso anche di problemi in Slovenia). Milutin Stančić, un fedele dell’Arcidiocesi ortodossa d’Ocrida - Chiesa ortodossa serba Le chiede: “Lei ha intenzioni di violare il Tomos dato alla Chiesa ortodossa serba e di decidere che la Chiesa in Macedonia non farà ancora parte della sua giurisdizione”?

 

Circa questa domanda esistono tante disinformazioni. Alcuni identificano, con grande abilità, il caso d’Ucraina con Skopje e con il Montenegro, perché vogliono spingere la Chiesa ortodossa serba contro il Patriarcato ecumenico. Certamente, quanto noi sappiamo, molti vescovi della Chiesa ortodossa serba sono riservati per quanto riguarda l’Ucraina avendo paura che quello che è successo lì sarà ripetuto nel Montenegro e ad Ocrida.

Vi voglio convincere che le cose non stanno così. La Chiesa ortodossa serba ha confini concreti. Quando il territorio dello Stato serbo si è allargato, i nostri fratelli serbi si sono rivolti al Patriarcato ecumenico e hanno chiesto che i nuovi territori fossero messi nella loro giurisdizione ecclesiale. Il Patriarcato ecumenico ha risposto positivamente e con il Tomos che ha affidato tutti questi territori alla Chiesa serba, (a differenza del caso della Chiesa russa, entrata in territorio del Patriarcato ecumenico, priva di permesso canonico). Dunque, la differenza per quanto riguarda l’Ucraina, canonicamente e ecclesiologicamente, si trova nel fatto che la Russia è entrata e ha occupato la metropolia di Kiev, mentre la Serbia tutto quello che possiede, le appartiene canonicamente e ecclesiologicamente. Questo vuol dire che il Patriarcato ecumenico non intende cambiare la Costituzione della Chiesa ortodossa serba, come neanche i  suoi confini, se non in seguito ad accordo raggiunto in collaborazione. Il patriarcato ecumenico non viola i confini delle altre Chiese, tranne che su richiesta dovuta a grande bisogno ecclesiastico.

A proposito delle notizie pubblicate sulla Slovenia, a noi pervenute, ci dispiace tanto, perché servono interessi concreti. Incoraggiamo gli interessati a leggere il Tomos sull’autocefalia dell’Ucraina per convincersi che la neo-creata Chiesa di Ucraina non ha nessun diritto ad esercitare la sua giurisdizione canonica sugli Ucraini non residenti nello Stato ucraino.

 

I serbi con il proprio sangue hanno costruito monasteri in Kosovo e in Metohia.

 

Il Patriarcato Ecumenico e io personalmente siamo assolutamente contro la demolizione di qualsiasi luogo del culto di qualsiasi religione. Certamente, per il popolo ortodosso, come anche per la sinagoga ebraica o per la moschea musulmana, distuggere, o profanare è innacetabile perché in quel spazio si glorifica il Dio unico – non ci sono molti dei. Ho visitato parecchi monasteri in Kosovo e Metohia. Gračanica e Dečani, con grande storia, costruiti con il sangue e la fede dei serbi ortodossi. Questo è una parte preziosa della civiltà e della devozione del popolo serbo. La distruzione di queste chiese è distruzione della civiltà di tutta l’umanità. L’UNESCO li ha inseriti nel patrimonio mondiale. Purtoppo non siamo in condizioni materiali di aiutare i restauri di questi luoghi santi, ma in ogni caso partecipiamo al profondo malcontento e alla protesta dei nostri fratelli serbi. Faccio le lodi e metto in evidenza la devozione del popolo serbo, perché ho avuto l’occasione di viverla da vicino. Se Dio vuole, verrò a Belgrado in autunno, perché sono stato invitato dal patriarca Ireneo alle celebrazioni degli 800 anni dall’ordinazione di San Sava. Quando mi chiedono se vado o no, io dico: “Vado con piacere, perché mi ha invitato il patriarca.”

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